
-------Marco Simoncelli è nato il 20 Gennaio 1987 a Cattolica. Un paese in cui, nelle giornate limpide, arriva la "voce" delle moto che provano a Misano. Un paese in cui la gente nasce con la benzina al posto del sangue nelle vene, dove 'e mutor', la moto, batte in popolarità il calcio ogni giorno dell'anno. Un paese in cui, anche se sei alto da sembrare il padre dei tuoi coetanei, si finisce per salire su una moto. Marco ci salì a neanche dieci anni, nel 1996, su una minimoto, e da allora non è più sceso.
Si è fatto le ossa assieme a Pasini e Dovizioso, che con lui hanno diviso gran parte della carriera fino a finire sulle "ruote alte", nell'italiano GP, poi all'europeo, e poi al mondiale. Marco ci è arrivato nel 2002, a quindici anni, con una moto del team di Matteoni. D'altra parte, fin da ragazzino, allo studio Marco preferiva dare una mano nella gelateria di suo padre, a Riccione, e appena possibile scappare al Santamonica a seguito del fotografo che aveva il negozio lì a fianco. Una passione che lo ha portato tanto avanti molto presto, visto che nel 2003 ha preso parte al mondiale in pianta stabile.
In 125 resta tre anni, con grandi vittorie e tante cadute: sulla ottavo di litro ci sta per scommessa, per quanto è lungo, e nei rettilinei paga tanto dai suoi rivali della taglia "giusta". Qualcuno - Gianpiero Sacchi - ci vede lungo, e lo mette su un'Aprilia - anzi, scusate, Gilera - 250, nel 2006. Per due anni, 2006 e 2007, Simoncelli cade tanto e vince poco, e molti smettono di credere in lui. Forse anche lui non ci crede più tanto, ma qualcosa cambia. Simoncelli quell'inverno diventa "Sic", su consiglio dell'amico Valentino Rossi. Sic come la sigla che lo indica in gara nel tabellone ufficiale Dorna, ma che per lui diventa un'incitazione. Sbattitene i C… Di tutti quelli che ha attorno, e che fino a quel momento lo avevano portato nella direzione sbagliata.
Nel 2008, pur con una RSW-LE - l'ufficiale dell'anno precedente, ormai non più competitiva rispetto alla RSA di cui dispongono gli ufficiali - Marco fa vedere i sorci verdi agli ufficiali. Al Mugello vince, pur se in mezzo alle polemiche per il contatto con Barbera, e a forza di chiedere una RSA convince i vertici del Gruppo Piaggio a dargliela. E vince subito. E non smette più, fino a quando proprio a Sepang conquista il titolo mondiale 250. L'anno successivo continua a vincere ma sbaglia tanto, e nonostante il suo rivale Bautista faccia altrettanto e una gara finale al cardiopalmo, il titolo finisce ad Aoyama, meno veloce ma più regolare.
Il 2010 è quello del debutto in MotoGP: una stagione di apprendistato, in sella ad una RC212V sulla carta uguale a quella di Pedrosa ma che non riceve gli aggiornamenti portati alla moto dello spagnolo se non a fine stagione. Marco cresce a sprazzi, senza quella regolarità messa in mostra dall'eterno rivale Dovizioso, come è naturale per la sua indole tutta genio e sregolatezza. A fine stagione è considerato uno dei migliori talenti in fieri della massima categoria.
Nei test invernali, Sic mette paura da quanto è veloce. E nelle prime gare finisce a terra ma solo per troppa foga: sfiora la vittoria nella roulette bagnata di Jerez, fa la pole in Francia e inizia poi a puntare il podio con regolarità. E' al centro di tante polemiche per il modo in cui guida, che lo porta troppo spesso a contatto con gli avversari, ma lui tiene la testa bassa e va avanti come prima. Fino a questa maledetta gara di Sepang, in cui - ironia della sorte - una caduta dalla dinamica assurda e imprevedibile lo porta in collisione con Colin Edwards e Valentino Rossi. La vita di Marco finisce lì, sull'asfalto di quel circuito dove aveva vinto il suo primo titolo mondiale, nonostante tutti i tentativi dei medici. Quando arriva al centro medico, il cuore si è già fermato.
Marco aveva 24 anni. Lascia la fidanzata Kate, i genitori e la sorella Martina. Oltre a tutti gli "amici" che si era fatto, attraverso le gare, in tutto il mondo, che ne apprezzavano la simpatia scanzonata ed autoironica. Ci mancherà. Non appena sapremo realizzare che se n'é andato per davvero.









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